Il carcere come passaggio obbligato

Le informazioni e i dati relativi ai prigionieri palestinesi riportati nell’articolo sono tratte dai rapporti forniti dal gruppo legale di supporto ai prigionieri politici palestinesi ADDAMEER (http://www.addameer.org/)

In questo Blog si e’ gia’ parlato di pietre – vere o presunte – lanciate da  giovani palestinesi e di conseguenti arresti effettuati dai soldati israeliani. Risulta infatti estremamente difficile riportare la realta’ della Palestina senza toccare, anche solo indirettamente, questo soggetto: basti pensare che gli arresti di palestinesi da parte delle forze armate israeliane sono all’ordine del giorno e sono parte integrante della pianificazione dell’occupazione in Cisgiordania.

Il sistema carcerario israeliano nei Territori occupati e’ complesso e ramificato, ma rappresenta senz’altro il braccio di ferro della repressione israeliana in Palestina.

Partiamo dalle prigioni in quanto tali. Una volta arrestati dai soldati o dai servizi segreti israeliani, ai prigionieri palestinesi sono riservate diverse strutture di tipo carcerario: 4 centri di interrogazione, 4 centri di detenzione militare e 17 prigioni. Sedici di queste ultime si trovano in territorio israeliano, e cio’ le rende illegali secondo la legge umanitaria internazionale: la Quarta Convenzione di Ginevra, vieta infatti a uno Stato occupante di trasferire i detenuti nelle carceri ubicate sul proprio territorio.

http://www.addameer.org/
http://www.addameer.org/etemplate.php?id=302

Un’immagine inequivocabile del clima di repressione che si respira in Palestina e’ offerta dall’insieme dei dati relativi ai detenuti palestinesi. Secondo le ultime statistiche stilate in dicembre 2014, 6200 prigionieri politici palestinesi sono attualmente rinchiusi nelle carceri israeliane. Il grafico seguente offre maggiori informazioni sul tipo di reclusione a cui sono sottoposti i detenuti (http://www.addameer.org/etemplate.php?id=743):

Type of Prisoner Number of Prisoners
Total Number of Political Prisoners 6200
Administrative Detainees 465 (11 PLC members)
Female prisoners 23
Child prisoners 156 (17 under 16)
Palestinian Legislative Council members 22
East Jerusalem prisoners  376
1948 Territories prisoners  100
Gaza prisoners 380 (1 under the Unlawful Combatants Law)
Prisoners serving life sentences 479
Prisoners serving a sentence above 20 years 456
Prisoners serving more than 25 years 15
Prisoners serving more than 20 years 30
Prisoners before Oslo 30

Eccezion fatta per gli arresti legati a scontri o manifestazioni, i soldati israeliani tendono a prelevare i palestinesi dalle loro case durante la notte. Bendati e legati, spesso picchiati davanti ai famigliari, i prigionieri vengono fatti caricare sulla jeep militari e sono trasportati nei centri di interrogazione. Ne’ i prigionieri ne’ i famigliari vengono informati sul motivo dell’arresto e sul luogo di detenzione. Prima, dopo e durante gli interrogatori, i prigionieri subiscono “trattamenti speciali” che si  sommano alle gia’ rigidissime condizioni delle celle di isolamento, le quali sono accuratamente prive di finestre e di spazio vitale, di servizi igienici dignitosi e di coperte per scaldarsi, mentre rimangono illuminate 24 ore su 24 in modo tale da far perdere la concezione del tempo. Un’idea del tipo di “trattamento speciale” a cui i prigionieri sono tutt’oggi sottoposti, e’ offerta dal seguente documentario girato dalla rete televisiva iraniana PressTV e pubblicato in febbraio 2014:

Le visite dei famigliari sono altresi’ molto ristrette e complicate. Trovandosi quasi tutte le carceri in territorio israeliano, risulta estremamente difficile ottenere il visto per visitare i parenti in prigione. L’elaborazione della domanda di permesso richiede in genere fra gli uno e i tre mesi, e nessuna risposta positiva e’ assicurata. Al tempo stesso, la dispersione dei detenuti nelle galere israeliane implica un ostacolo economico non indifferente per molte famiglie. Nei casi in cui i parenti ottengono il permesso di visitare i prigionieri, devono fare i conti con la scarsissima generosita’ che viene loro offerta: il colloquio e’ concesso due volte al mese e la durata non deve superare i 45 minuti. Parenti e detenuti sono costretti a comunicare per telefono, separati da un vetro di plastica; nessun contatto fisico e’ consentito.

Nessun tipo di contatto con i famigliari e’ invece consentito agli oltre 465 prigionieri palestinesi in detenzione amministrativa. Si tratta di detenuti che rimangono in carcere per “ragioni di sicurezza” ma senza conoscere davvero il motivo del proprio arresto e senza mai essere processati. La detenzione amministrativa puo’ durare fino a sei mesi, ma spessissimo viene prolungata a tempo indeterminato al momento della scadenza. Ai prigionieri sono negate le visite dei famigliari e il supporto legale di un avvocato, ma cio’ che piu’ grava sulla loro stabilita’ e integrita’ mentale e’ il fatto di non sapere minimamente quando potranno essere liberati.

I seguenti video, disponibili sul sito internet di ADDAMEER (http://www.addameer.org/evideo.php) offrono una preziosa panoramica sulla detenzione amministrativa:

Il cuore della politica carceraria israeliana e’ infine costituito dai sistematici arresti e dalle prolungate detenzioni di minorenni, la maggior parte dei quali si concentra nella fascia d’eta’ che va dai 12 ai 17 anni. Secondo le statistiche di dicembre 2014, 156 bambini e adolescenti si trovano attualmente nelle carceri israeliane (vedi grafico sopra).

Va innanzitutto precisato che i prigionieri minorenni subiscono lo stesso trattamento dei prigionieri maggiorenni, con l’aggravante che possono sviluppare traumi molto seri con cui dovranno fare i conti per il resto della vita. Quasi tutti i minorenni palestinesi in carcere sono accusati di aver lanciato delle pietre: la pena può variare dai sei mesi fino ai venti anni. Naturalmente, moltissimi fra bambini e adolescenti sono arrestati senza conoscerne la ragione o senza aver mai lanciato un sasso: la realta’ e’ che il carcere rappresenta una sorta di passaggio obbligato per la maggior parte delle nuove generazioni palestinesi, un modo per spaventare e reprimere agli albori la resistenza. Il breve documentario che segue (anch’esso dispobile su http://www.addameer.org/evideo.php) fa luce sulle violazioni dei diritti umani da parte di Israele ai danni di bambini palestinesi:

Anche il documento di UNICEF e’ chiaro su questo aspetto: http://www.unicef.org/oPt/UNICEF_oPt_Children_in_Israeli_Military_Detention_Observations_and_Recommendations_-_6_March_2013.pdf

Il sistema carcerario rappresenta il braccio armato della repressione israeliana perché penetra la realtà quotidiana della popolazione palestinese disseminandola di violenza e di terrore. Dall’altra parte del muro, i detenuti e soprattutto i prigionieri minorenni sono supportati da alcune organizzazioni legali palestinesi ma soprattutto dall’affetto degli amici e dei parenti.

E’ il caso di Malak Al-Khatib, una ragazzina di quattordici anni arrestata lo scorso 31 dicembre e accusata di aver lanciato un sasso e possedere un coltello. Giovedi’ 4 febbraio, una manifestazione di solidarieta’ e’ stata organizzata nella corte della sua scuola a Beitin, nella provincia di Ramallah. Presenti in quanto internazionali,abbiamo assistito all’incontro fra genitori, fratelli, compagni di scuola, stampa e rappresentanti del Ministero dell’Educazione palestinese, i quali si sono ritrovati per denunciare la detenzione di Malak e di tutti i bambini da parte dello Stato di Israele. Di seguito, alcune fotografie dell’avvenimento:

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Il sistema carcerario non e’ che il braccio armato di un meccanismo ben piu’ grande, complesso e ramificato. Lo Stato di Israele non teme ne’ rispetta la legge internazionale delle Convenzioni di Ginevra e risoluto persevera le torture contro uomini, donne e minorenni. Al contempo, la multinazionale britannica della sicurezza G4S (http://www.g4s.uk.com/en-GB/) garantisce la protezione delle carceri israeliane e si arricchisce sulle spalle di chi subisce le violazioni dei piu’ basilari diritti umani.

Per questa ragione, il gruppo di supporto legale ai prigionieri politici palestinesi ADDAMEER ha da tempo lanciato una campagna di denuncia dellamultinazionale britannica. Maggiori informazioni si trovano sul sito internet http://www.addameer.org/gatesdivest

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