Muri e checkpoint

Non so dire quanti anni avessi quando ho sentito parlare per la prima volta del muro di Berlino . Ero piccola però, e ricordo la mia sensazione di incredulità; per qualche giorno ho tormentato mia mamma che pazientemente cercava di farmi capire come potessero delle persone essere “chiuse dentro”. Anni dopo ho visitato Berlino; il muro c’era ancora e per visitare l’Est sono passata attraverso il famigerato checkpoint Charlie.

Pensavo che difficilmente avrei ripetuto una simile esperienza, e invece per i prossimi tre mesi dovrò destreggiarmi tra  chechpoint, muri e torrette di guardie. Lavorerò infatti in Cisgiordania, “dietroalmuro”, “chiusa dentro”, per tentare di capire cosa significhi per il popolo palestinese vivere sotto occupazione israeliana.

Prima di partire amici e parenti erano preoccupati per la mia destinazione, ma malgrado da un paio di mesi i riflettori siano puntati su questa parte di mondo, non tutti sapevano dove situare esattamente la Cisgiordania (in inglese West Bank) che, con Gaza e Gerusalemme Est, forma i Territori Palestinesi Occupati.

Nella mappa sottostante potete vedere la Cisgiordania e la striscia di Gaza con, tratteggiati in rosso, il muro/barriera che le circonda.7

west bank map

L’8 di luglio Israele ha lanciato una violentissima offensiva contro la Striscia di Gaza, uno dei territori con la maggiore densità demografica al mondo. Gaza è chiusa da recinzioni elettrificate sui tre lati di confine; dalla Striscia non si esce senza il beneplacito di Israele o dell’Egitto per quanto riguarda il valico di Rafah.

Come ha detto Jens Laerke, il portavoce dell’Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), a Gaza “non vi è letteralmente alcun posto sicuro per i civili”; non ci sono possibilità di fuga né sirene d’allarme e gli abitanti sono confinati in una piccola striscia di terra sotto gli intensi bombardamenti israeliani.

Per darvi un’idea di cosa questo significhi ho cercato quale distretto della Svizzera italiana avesse la stessa area:

Distretto di Blenio – 360 km² / Striscia di Gaza 360  km²

Distretto di Blenio – 5591 abitanti / Striscia di Gaza – 1,7 milioni abitanti

Secondo il ministero della Sanità palestinese le vittime dell’operazione sarebbero ad oggi quasi 1.900, tra cui 430 bambini, 243 donne e 79 anziani. Oltre 9.567 sarebbero invece i feriti, tra i quali 2.878 bambini, 1.854 donne e oltre duemila anziani.

Gli israeliani uccisi in un mese sono stati 67, tre dei quali erano civili.

A fine luglio, l’organizzazione pacifista B’TSELEM ha prodotto uno spot radiofonico dove sono elencati i nomi dei bambini morti durante l’invasione di Gaza.

La TV e la Radio pubblica israeliana si sono rifiutate di trasmetterlo. L’intento di B’Tselem era quello di contrastare la spersonalizzazione delle vittime dell’operazione “Protective Edge”e provocare un dibattito pubblico.

Anche Michal Rotem,  una giovane pacifista israeliana di 27 anni, non accetta la disumanizzazione del popolo palestinese e si è assunta il compito di dare un nome ai morti di Gaza, che spesso sui giornali restano un numero. Ogni giorno traduce e pubblica in ebraico la lista delle vittime. La sua opera, ignorata dai media, in Rete ha tanti seguaci.

Sembrerebbe che la maggioranza degli israeliani non riesca a provare compassione per i morti di Gaza;  secondo un sondaggio del Jerusalem Post, l’86.5% del campione sostiene che Israele non può accettare un cessate il fuoco perché “non sono stati trovati tutti i tunnel”. Solo il 9,7% si è espresso a favore della tregua.

Questo consenso all’operazione è dovuto anche al fatto che, negli ultimi anni, israeliani e palestinesi non hanno più modo di conoscersi; dopo i tentativi di integrazione forzata è arrivata la seconda Intifada e Israele ha optato per una completa separazione tra i due popoli. Molti giovani israeliani entrano in contatto per la prima volta con un palestinese solo quando iniziano il servizio militare, che qui dura tre anni per gli uomini e due per le donne.

Neve Gordon, politologo israeliano e autore di “L’occupazione Israeliana” scrive che “Tutto ciò che si trova sull’altro lato del muro è un mostro, qualcosa di sconosciuto, che si teme. In tal modo esso fa di certo salire il livello del risentimento, dell’odio e così via, perché ciò che non si conosce è un’incognita terrificante”.

Mi auguro, nei prossimi tre mesi, di riuscire a raccontarvi in modo fedele e obiettivo quello che succede dietroalmuro!

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